Il vecchio di Paggi
Bellissimo incontro quello di oggi con un vecchio di Paggi, il paesino che è proprio sotto a Mennuia.
Il vecchio si è presentato con un “buongiorno” squillante dalla fascia superiore. Io ho alzato lo sguardo e ho visto il suo fagotto su un bastone come usava una volta quando non c’erano zainetti e marsupi.
Da quest’incontro tranquillo e piacevole è scaturita tanta della storia dell’eremo di Mennuia, la storia degli ultimi 60 anni raccontati da chi lì vicino vive da sempre ed ha un tempo scandito proprio da questa storia.
E’ la storia di una casa di contadini vissuta fino agli anni ‘70, è la storia delle 3 mucche e dell’asino che stavano nella stalla che affianca la casa, in cui una parte era adibita ad essiccatoio per le castagne. Io che non sapevo neanche che le castagne si facevano “essiccare” non rendendomi conto che la farina di castagne da qualche parte doveva uscire.
Il latte delle tre mucche, invece, partiva tutte le mattina da Mennuia per raggiungere Settembrin, un posto non lontano se non fosse stato che tutto il tragitto, un paio di chilometri e trecento metri di dislivello, veniva fatto con i contenitori del latte in spalla.
Altra storia, infine, per raccontare ciò che mi ha più colpito, è la storia ultracenteneria della divisione in fasce del lato sud del monte. Anticamente tutto bosco, probabilmente di faggi, venne diviso in due aree, ancora in parte riconoscibili, tutte divise a fasce con muri a secco. Una parte coltivata ad ulivi, dove è ubicato il nostro eremo, ed una parte, poco distante, coltivata a castagni che adesso viene chiamato bosco ma che è ancora un castagneto con i muri a secco.
Certo che le castagne che adesso lasciamo marcire nei boschi una volta erano proprio un bene prezioso! Da coltivare, da raccogliere e da essiccare.